“Spazi Comuni” — Community Matching

Viene attuato a Milano, Roma, Torino, Napoli, Palermo — in continuità con l’esperienza maturata nel corso del 2021-2022 — a cui si aggiungono nuove realtà, a partire dal 2023: Parma, Bologna, Firenze, Ravenna e Catania, per un totale di 10 città complessivamente coinvolte.

In corso Diritti umani Educazione

Data di avvio

3 Settembre 2022

Durata

16 mesi

Realizzato da:

UNHCR Italia

Obiettivi

Favorire il percorso dei rifugiati verso l'autonomia e l'indipendenza, migliorando le loro competenze linguistiche e la loro conoscenza culturale e sociale del paese ospitante. Realizzare ciò attraverso l'attuazione delle attività di community-matching con un approccio graduale nei territori selezionati e con una particolare attenzione ai segmenti più vulnerabile della popolazione rifugiata.

Mobilitare la comunità locale attraverso le attività di volontariato, rafforzando la coesione sociale e migliorando la conoscenza dei cittadini sulla realtà dei rifugiati, sui paesi di origine. Come conseguenza, ridurre la xenofobia e il razzismo.

Migliorare la conoscenza culturale e sociale del paese ospitante da parte dei rifugiati. Sostenere e sviluppare la loro capacità di accedere al welfare locale, ai servizi nazionali e alle risorse della comunità.

Rafforzare una governance globale basata sulle persone, a partire dal ruolo dell’ONU e verso la costruzione di una solida rete globale che non lasci indietro nessuno.

Le prospettive d’integrazione rimangono la criticità principale del sistema d’asilo italiano. L’aspetto cruciale dell’inclusione è la costruzione di relazioni personali e sociali significative attraverso le quali i rifugiati possano davvero diventare parte di una comunità. A causa di reti sociali limitate, i rifugiati finiscono per incontrare difficoltà non solo nell’accesso al mercato del lavoro e alle soluzioni abitative, ma anche nell’esercizio dei propri diritti, rendendo un miraggio il divenire membri attivi della comunità e agenti del proprio percorso di inclusione. Molti non riescono a trovare un lavoro o un alloggio, non sono in grado di navigare nella burocrazia per ottenere i documenti e finiscono per allontanarsi dall’Italia o sono a rischio di marginalizzazione ed esclusione sociale. L’aumento dei rifugiati arrivati dall’Afghanistan lo scorso anno e dall’Ucraina nel corso del 2022 ha ulteriormente accentuato questa già difficile situazione.

Il progetto ha lo scopo di migliorare lo spazio di integrazione per i rifugiati in Italia, attraverso un programma di community-matching — ovvero la creazione di una relazione, di un “abbinamento” tra una persona rifugiata e un/a volontario/a che le faccia da guida e la affianchi nel suo percorso di inclusione. Costruire relazioni paritarie, di reciprocità, in cui ogni persona coinvolta, rifugiata o cittadina italiana, può beneficiare, contribuisce altresì a scardinare l’idea del rifugiato come una persona che sia solo portatrice di bisogni che ha poco da offrire.

  • Attraverso il progetto, i rifugiati possono ampliare le loro reti di sostegno sociale — fondamentali per il loro percorso verso l’autonomia e l’indipendenza — migliorare le loro conoscenze culturali e sociali del Paese ospitante, accedere alle risorse della comunità, sviluppare le loro competenze linguistiche e quindi godere di un processo di integrazione più completo e sostenibile.
  • Attraverso l’incontro e l’esperienza quotidiana come volontari affianco dei rifugiati, i cittadini possono migliorare le loro conoscenze sul mondo dei rifugiati e sui loro paesi di origine, acquisire una migliore comprensione della protezione internazionale, partecipare attivamente all’integrazione dei rifugiati e diventare agenti di sensibilizzazione nelle loro comunità.

I programmi di community-matching, avviati in tutta Europa a partire dal 2015, sono stati documentati come una buona pratica per un’efficace integrazione dei rifugiati. Le diverse esperienze nazionali sono unanimi nel riconoscere il ruolo cruciale delle relazioni personali e sociali, che rendono un individuo membro della comunità. Attraverso questa prima sperimentazione italiana — resa possibile a partire dal 2021 grazie al progetto “Spazi Comuni” — si vuole compiere un ulteriore passo avanti in termini di codificazione e misurazione dell’impatto su entrambe le componenti, quella rifugiata e quella della comunità locale. Promuovendo le relazioni tra i rifugiati e le comunità locali, il programma si pone l’obiettivo di creare un ambiente favorevole all’integrazione, mobilitando la partecipazione dei rifugiati e della comunità locale, rafforzando così la coesione sociale e contrastando razzismo e xenofobia. 

Le realtà territoriali attive nel progetto: I comuni sono partner fondamentali del progetto, e la loro selezione per implementare le attività di community-matching è guidata da criteri meticolosi. Il progetto è gestito da UNHCR insieme ad ONG partner selezionate dall’Agenzia — Refugees Welcome Italia Onlus e Centro Immigrazione Asilo Cooperazione Internazionale (CIAC) — con personale qualificato e mediatori culturali che si occuperanno dell’abbinamento tra rifugiati e volontari. Si avvale inoltre della rete “PartecipAzione” di associazioni composte e guidate da rifugiati sostenute e promosse dall’UNHCR, che fornisce mentoring tra pari e sostiene la costruzione di reti sociali con le comunità ospitanti. È infine coordinato con gli altri interventi dell’UNHCR in Italia, come i Corridoi Umanitari, il progetto Corridoi Universitari (UNI-CO-RE), la rete di università inclusive e le aziende insignite del logo Welcome.